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23/01/2016, 11:10

formazione professionale, Processo Civile Telematico, avv. Gianmaria V. L. Bonanno





 



Era l’inizio del 2013, in mezzo all’arido e povero deserto della formazione in materia di Processo Civile Telematico (e del suo stesso impiego!), quando decidemmo coraggiosamente di intraprendere la nostra avventura e la nostra battaglia culturale per la diffusione del PCT, perché ci credevamo, perché eravamo convinti che gli strumenti e i servizi telematici della Giustizia civile avrebbero potuto cambiare, positivamente, il nostro modo di lavorare e avrebbero potuto notevolmente migliorare la nostra attività quotidiana.
Abbiamo cominciato a Roma, con un corso gratuito, come sempre, tenuto il venerdì pomeriggio e il sabato mattina con l’adesione di Colleghi volenterosi e coraggiosi, a cui abbiamo chiesto uno sforzo... abbiamo tenacemente proseguito in tutte le nostre sezioni italiane, da allora ad oggi, senza mai fermarci, al servizio dei Colleghi, dando orgogliosamente vita al nostro amato Dipartimento Nazionale di Giustizia Telematica.
Ebbene, possiamo continuare a dirlo con orgoglio, ora come allora: "Dobbiamo circondarli, insomma; abbiamo i numeri per farlo".
Italia Oggi del 04/04/2013
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"L’impiego degli strumenti e dei servizi telematici della Giustizia civile rappresenta indubbiamente un’opportunità di crescita per i nostri studi e di miglioramento per la nostra attività quotidiana, nonché un evidente quanto utile vantaggio in termini di risparmio di tempo e di denaro nello svolgimento della professione, che ci consente di offrire ai nostri assistiti, sempre più vessati dall’inefficienza della giustizia, servizi più rapidi, più produttivi e più economici.
Non ci soffermeremo, in questo breve articolo, ad analizzare i risultati prodotti dall’impiego del PCT in via generale, ma sull’utilizzo che di questi strumenti, ad oggi, si fa su un grande foro quale è quello di Roma.
Da un’analisi dei dati pubblicati dal Ministero della Giustizia, si evince che i depositi telematici dei ricorsi per decreto ingiuntivo a Roma sono stati davvero esigui e se si considera, poi, il totale dei ricorsi "cartacei" che ogni anno vengono depositati (circa 40.000 ricorsi civ. e lav. di cui solo 2.000 telematici) il dato è a dir poco sconfortante.
Anche il raffronto dei dati con gli altri tribunali ci restituisce un risultato imbarazzante.
Si aggiungono, inoltre, lo scarso utilizzo della Posta Elettronica Certificata quale strumento alternativo alla posta raccomandata o alla notifica a mezzo posta e lo scarso impiego della firma digitale.
Ancor più preoccupante è la situazione del ReGIndE (Registro Generale degli Indirizzi Elettronici) in cui, ad ottobre 2012, risultano censiti solo il 59% degli indirizzi PEC degli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Roma per le notifiche e le comunicazioni a piena validità legale.
Quali sono, dunque, le motivazioni di questo scarso utilizzo?
Tra le tante difficoltà segnalateci (contrarietà a cambiare abitudini, scetticismo culturale, paura sull’attendibilità degli strumenti utilizzati) sono emerse oggettive difficoltà e complessità tecniche e pratiche nel concreto utilizzo degli strumenti e dei servizi telematici della giustizia civile anche per chi, magari, è già avvezzo all’uso quotidiano dell’informatica nell’attività professionale.
Ma possiamo e dobbiamo fare uno sforzo.
Uno sforzo nel nostro interesse e nell’interesse dei cittadini che si affidano a noi.
Uno sforzo volto all’utilizzo sempre più considerevole e intenso di questi strumenti e servizi telematici che induca e costringa il personale amministrativo della Giustizia, gli ufficiali giudiziari, i magistrati e i cancellieri a impiegare anch’essi questi strumenti, ad aggiornarsi sulla normativa di riferimento e sui "meccanismi" teorici e pratici che li governano, e a comprenderne la profonda utilità ed efficacia.
Dobbiamo costringerli a "fare i conti" con questi nuovi servizi e, se necessario, affrontarne insieme i problemi emergenti legati all’applicazione concreta e quotidiana della normativa in materia.
Dobbiamo circondarli, insomma; abbiamo i numeri per farlo.
Solo così potremo richiedere e pretendere l’impiego di nuovi strumenti telematici e l’estensione applicativa a tutti i tipi di procedimenti di quelli già attualmente in uso.
Infatti, come dimostrato da uno studio effettuato dal Movimento Forense (Riforma del Processo Civile, 20 proposte a costo zero per migliorare il processo civile e guadagnare punti di pil, giugno 2012), la diffusione dei servizi telematici nel processo civile consentirebbe, facilmente, un cospicuo risparmio di tempo e di denaro per tutti gli operatori della Giustizia e un sensibile snellimento delle attività processuali.
Ancora una volta, come sempre d’altronde, noi Avvocati siamo chiamati a svolgere un ruolo primario di spinta e di detonazione affinché la situazione migliori e il sistema giustizia, sempre più proiettato - almeno in teoria - alla digitalizzazione, sia reso concretamente più efficiente e moderno e maggiormente rispondente alle esigenze dei cittadini.
E ancora una volta risponderemo alla chiamata, questo è il nostro auspicio...
Perché non so voi, ma noi siamo stanchi dei fax illeggibili, dei numeri di fax sempre occupati, delle difficoltà di provare la data di un deposito, dei verbali d’udienza incomprensibili, delle continue file inutili, delle fotocopie, delle raccomandate, dei piccioni viaggiatori...
In questa ottica di rinnovamento e nel segno della continuità con le proposte già formulate, il Movimento Forense, baluardo della difesa del ruolo primario dell’Avvocatura nella società, si mette gratuitamente a disposizione di tutti i colleghi del Foro di Roma, stanchi ma volenterosi, per aiutarli nell’uso concreto degli strumenti e dei servizi telematici della giustizia civile con lezioni pratiche che si svolgeranno il venerdì pomeriggio e il sabato mattina.
Un cordiale saluto.
Movimento Forense
Avv. Massimiliano Cesali
Avv. Gianmaria Vito Livio Bonanno"

Avv. Gianmaria V. L. Bonanno


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